Come trattare un figlio Tossicodipendente ?

Fondamentalmente ci sono due modi per trattare un figlio tossicodipendente: prendersene cura immediatamente o partecipare alla sua tragedia in qualità di complice.

Se partiamo dalla seconda ipotesi vediamo, ad esempio, una madre che vuole il figlio sotto il suo controllo esclusivo.

È disposta a fare di tutto perché lui (o lei) smetta di drogarsi, ma “sotto le sue ali”, a casa, magari con visite dallo psicologo o dallo psichiatra, sempre controllandolo.

Ma appena dopo il colloquio con il “professionista”, tornando a casa, il figlio si ferma dal suo spacciatore di fiducia per un nuovo acquisto. E via così…

Un padre (altro esempio) avendo riscontrato la tossicodipendenza del figlio è convinto che parlando da uomo a uomo con lui capirà che sta sbagliando e lascerà la cattiva strada per rimettersi in carreggiata.

Speranza vana perché dopo ogni chiacchierata seguirà una promessa non mantenuta e una nuova dose di qualche sostanza.

Madri amorevoli, padri premurosi, nonni affezionati non sanno con cosa e con chi hanno a che fare.

Non sanno che loro figlio, figlia o nipote è prigioniero di un mostro, la sostanza, che pian piano si è impadronita di loro e li maneggia come delle marionette attaccate a un filo che non vogliono tagliare (prima) e che non riescono a tagliare (poi) ed alla fine prendono le sembianze di questo mostro.

“Com’è possibile che la nostra dolcissima figlia, che il nostro figlio prezioso sia diventato un bugiardo cronico, un traditore della parola data, una persona violenta e cattiva, un ladro…?”

La cosa giusta da fare è prendersi cura immediatamente di una situazione del genere mandando la persona cara in un centro di recupero, una comunità lontano da casa dove affronterà la vita vera e non le chiacchiere o gli psicofarmaci.

Al Narconon Alfiere, in cinque mesi circa, il giovane uomo o donna imparerà cos’è la vita senza droghe o alcol e la sceglierà per il suo futuro.

Non aspettare un altro giorno, aiuta un tuo caro oggi stesso.
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